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REPUTAZIONE Paolo Ardoino

Tether, il manager Paolo Ardoino: stablecoin, IA ed energia per rafforzare reputazione e infrastruttura finanziaria globale

Il manager italiano alla guida di Tether punta su innovazione, resilienza e trasparenza per consolidare la reputazione internazionale della società nel sistema finanziario digitale.

18 febbraio 2026 13:11 60 7 minuti di lettura
Tether, il manager Paolo Ardoino: stablecoin, IA ed energia per rafforzare reputazione e infrastruttura finanziaria globale
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MILANO, 17 febbraio 2026 – Paolo Ardoino, amministratore delegato di Tether, ha delineato in un’intervista pubblicata nel numero di febbraio 2026 di Forbes Italia le strategie presenti e future del gruppo, tra sviluppo delle stablecoin, investimenti in intelligenza artificiale, mining di Bitcoin e un possibile interesse per la Juventus. L’obiettivo dichiarato è rafforzare un’infrastruttura finanziaria globale alternativa, resiliente e accessibile, capace di operare su scala internazionale e di rispondere alle esigenze dei mercati emergenti.


 


Tether è la società che emette USDT, una delle principali stablecoin al mondo ancorate al dollaro statunitense. Secondo i dati diffusi pubblicamente, l’azienda è oggi tra i maggiori detentori privati di titoli del Tesoro americano a breve scadenza, utilizzati come riserva a copertura del token digitale. Ardoino respinge l’idea che Tether possa essere assimilata a una banca centrale ombra. Sottolinea che la società non definisce politiche monetarie, non opera con riserva frazionaria e non utilizza leva finanziaria sistemica. Si definisce invece una realtà tecnologica che gestisce una rete di pagamento globale basata su un asset digitale stabile.

La diffusione di USDT, spiega il CEO, è legata soprattutto all’utilizzo nei Paesi dove l’accesso a una valuta stabile è complesso o limitato. In contesti caratterizzati da inflazione elevata o sistemi bancari fragili, la stablecoin viene impiegata come strumento di risparmio, mezzo di pagamento e ponte verso il commercio internazionale. L’azienda rivendica una base di utenti che supera le centinaia di milioni e indica nei mercati emergenti una delle aree di maggiore espansione.


Negli ultimi mesi Tether ha accelerato investimenti in settori considerati strategici: mining di Bitcoin, infrastrutture energetiche e intelligenza artificiale. Ardoino precisa che non si tratta di un cambio di modello, ma di un rafforzamento dell’ecosistema attorno alla stablecoin. L’idea è ridurre la dipendenza da infrastrutture centralizzate e creare ridondanza tecnologica. Gli investimenti energetici e nel mining sono presentati come strumenti per sostenere reti aperte e decentralizzate. Quelli nell’IA mirano a sviluppare piattaforme e capacità computazionali accessibili anche in regioni normalmente escluse dai grandi poli tecnologici.


Il CEO contesta l’idea che Tether abbia cambiato improvvisamente approccio alla trasparenza. Sostiene che nei primi anni di attività mancasse un quadro normativo definito per le stablecoin e che le grandi società di revisione non fossero pronte a operare in un settore emergente e poco regolamentato. Con il progressivo chiarimento delle regole, l’azienda ha avviato attestazioni periodiche sulle riserve tramite società terze. Oggi, afferma Ardoino, il contesto consente di valutare un audit completo, in linea con l’evoluzione del mercato e degli standard internazionali.


Il rapporto con regolatori e governi viene descritto come pragmatico. Ardoino parla di dialogo aperto e collaborazione con autorità di diversi Paesi, inclusi organismi di law enforcement. La conversazione, sostiene, si è spostata dall’opposizione ideologica alla gestione operativa dei rischi, alla qualità delle riserve e alla cooperazione nella prevenzione di attività illecite. L’azienda afferma di investire in compliance e monitoraggio, evidenziando che anche gli strumenti tradizionali come il contante sono soggetti a usi impropri senza che per questo ne venga proposta l’eliminazione.


Sul piano finanziario, Tether genera utili rilevanti ma rimane una società privata. Ardoino indica che un’eventuale quotazione in Borsa non è una priorità. Le valutazioni circolate negli ultimi mesi, anche nell’ordine delle centinaia di miliardi di dollari, vengono ricondotte all’interesse di investitori dopo recenti sviluppi normativi negli Stati Uniti. Tuttavia, il management ribadisce che eventuali operazioni sul capitale dovrebbero essere coerenti con la visione di lungo periodo e con l’approccio al rischio dell’azienda. La flessibilità garantita dalla struttura privata è considerata un vantaggio.


Uno dei passaggi più rilevanti riguarda l’interesse manifestato per la Juventus. Al momento della pubblicazione, il club risulta ancora sotto il controllo della holding della famiglia Elkann. Ardoino definisce la Juventus una realtà culturale oltre che sportiva. Un eventuale coinvolgimento, afferma, sarebbe guidato da criteri professionali e da una pianificazione di lungo periodo, non da logiche speculative. Il riferimento è a un modello di governance orientato alla sostenibilità e alla continuità nel tempo.


Interrogato sui rischi per il futuro di Tether, Ardoino evita di individuare una minaccia esistenziale specifica. Indica piuttosto un percorso fondato sulla resilienza strutturale: gestione conservativa delle riserve, controlli operativi solidi e investimenti in innovazione per ridurre i punti di vulnerabilità. L’obiettivo dichiarato è costruire un’infrastruttura capace di assorbire cambiamenti normativi o tecnologici senza destabilizzarsi.


Sul piano personale, il CEO afferma di non misurare il proprio ruolo in termini di ricchezza finanziaria. Parla di responsabilità e di impatto. La costruzione di un sistema finanziario digitale inclusivo viene descritta come una trasformazione di lungo periodo, con ricadute su telecomunicazioni, energia e capacità computazionale. L’orizzonte temporale indicato non è trimestrale ma decennale.

Per il contesto italiano, la vicenda assume un rilievo particolare. Tether è guidata da manager italiani che operano su scala globale in uno dei segmenti più dinamici della finanza digitale. L’eventuale coinvolgimento in asset simbolici come un grande club calcistico nazionale rafforza il legame tra innovazione tecnologica e tradizione economica del Paese. In un momento in cui il dibattito sulle criptovalute oscilla tra regolamentazione e sviluppo industriale, la strategia di Tether punta a consolidare una posizione di infrastruttura piuttosto che di semplice emittente di token.


Dal punto di vista sistemico, la crescita delle stablecoin pone interrogativi sulla stabilità finanziaria internazionale, sulla gestione delle riserve e sull’interazione con il sistema bancario tradizionale. Tether sostiene di operare in complementarità rispetto alle banche, soprattutto nei mercati in cui l’accesso ai servizi finanziari è limitato. La diffusione di USDT viene interpretata come risposta a una domanda di stabilità monetaria non soddisfatta dai sistemi locali.


Nel medio periodo, l’evoluzione del quadro normativo negli Stati Uniti e in Europa sarà determinante per il settore. L’azienda indica di voler operare all’interno delle regole, adattando le proprie strutture ai nuovi standard. La capacità di mantenere liquidità, copertura delle riserve e fiducia degli utenti resta il punto centrale.


L’intervista si inserisce in una fase di consolidamento per il comparto crypto, dopo anni segnati da volatilità e da casi di fallimenti aziendali. Tether rivendica un modello prudente basato su riserve in strumenti considerati a basso rischio e su una gestione operativa centralizzata ma orientata a reti aperte.


Per City Reputation, l’esperienza di Tether rappresenta un caso di studio sull’evoluzione degli imprenditori italiani nei mercati globali ad alta complessità. La traiettoria di Paolo Ardoino evidenzia un approccio fondato su infrastruttura, scalabilità e resilienza. In un contesto in cui la reputazione digitale e la credibilità finanziaria sono fattori determinanti, la capacità di dialogare con regolatori, investitori e utenti su scala internazionale diventa parte integrante della strategia.


Il quadro che emerge è quello di un’impresa che intende posizionarsi non solo come emittente di una stablecoin, ma come piattaforma infrastrutturale. Stablecoin, energia, mining, intelligenza artificiale e possibili investimenti nel mondo dello sport sono tasselli di un disegno unitario. L’obiettivo dichiarato è creare un sistema capace di operare oltre le singole persone e oltre le fasi cicliche del mercato.


La traiettoria futura dipenderà dalla tenuta del modello di riserva, dall’evoluzione delle normative e dalla capacità di integrare nuove tecnologie senza compromettere la stabilità. In un settore in rapida trasformazione, la strategia indicata dal management punta a consolidare una posizione centrale nella finanza digitale globale, con un’impronta imprenditoriale italiana sempre più visibile.

Domande frequenti

Chi è Paolo Ardoino?
Paolo Ardoino è un imprenditore e dirigente italiano nel settore fintech e blockchain. È noto a livello internazionale per il suo ruolo di leadership nel mondo delle criptovalute e delle stablecoin.
Qual è il ruolo di Paolo Ardoino in Tether?
Paolo Ardoino è il CEO di Tether, la società che emette la stablecoin USDT, una delle criptovalute più utilizzate al mondo per volumi di scambio.
Che cos’è Tether (USDT)?
USDT è una stablecoin ancorata al dollaro statunitense. Viene utilizzata per facilitare scambi rapidi tra criptovalute, riducendo la volatilità tipica del mercato crypto.
Paolo Ardoino ha altri incarichi oltre a Tether?
Sì, Paolo Ardoino è anche CTO e figura chiave in Bitfinex, uno degli exchange di criptovalute più conosciuti a livello globale.
Qual è il background professionale di Paolo Ardoino?
Ardoino ha una formazione tecnica, con competenze in informatica e sviluppo software. Prima del suo ruolo nel mondo crypto, ha lavorato in ambito tecnologico e ingegneristico.
Perché Paolo Ardoino è una figura centrale nel settore crypto?
Perché guida una delle aziende più influenti nel mercato delle criptovalute. Tether gestisce miliardi di dollari di capitalizzazione e ha un impatto diretto sulla liquidità globale del settore.
Paolo Ardoino è coinvolto nello sviluppo tecnologico?
Sì, ha sempre mantenuto un forte legame con la parte tecnica, contribuendo a innovazioni legate a blockchain, sicurezza e infrastrutture finanziarie digitali.
Qual è la visione di Paolo Ardoino sul futuro delle criptovalute?
Ha spesso dichiarato che le stablecoin rappresentano un ponte tra finanza tradizionale e finanza decentralizzata, facilitando pagamenti globali e inclusione finanziaria.
Paolo Ardoino è attivo nel dibattito pubblico sulle criptovalute?
Sì, interviene frequentemente su temi legati a regolamentazione, trasparenza e stabilità finanziaria nel mondo crypto.
Paolo Ardoino è uno degli italiani più influenti nel fintech globale?
Sì, è considerato tra gli imprenditori italiani più influenti nel settore blockchain, grazie al ruolo strategico che ricopre in aziende con impatto internazionale.
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