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AI REPUTATION Cristian Nardi

Come chiedere la cancellazione del mio nome a ChatGPT, Gemini, Meta AI

La richiesta di cancellazione del proprio nome dalle intelligenze artificiali è oggi uno dei temi più delicati nel rapporto tra reputazione digitale, diritto all’oblio e nuove tecnologie.

13 febbraio 2026 09:54 79 7 minuti di lettura
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Cristian Nardi

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 Sempre più persone, imprenditori, professionisti e soggetti coinvolti in vicende giudiziarie o mediatiche si pongono una domanda molto concreta: è possibile ottenere la cancellazione del proprio nome dalle AI come ChatGPT, Gemini, Meta AI, Perplexity, Copilot e sistemi analoghi? La risposta deve essere fornita in modo tecnico e operativo, senza creare false aspettative ma spiegando con precisione quali siano gli strumenti realmente utilizzabili. Se vuoi chiedere la cancellazione del tuo nome dalle intelligenze artificiali (AI) – come ChatGPT, Gemini, Meta AI, Perplexity ecc. – devi sapere una cosa fondamentale: le AI non hanno un archivio personale modificabile manualmente come un database tradizionale. Non esiste una scheda nominativa da aprire e cancellare con un clic. I sistemi di intelligenza artificiale rispondono in base a dati pubblici presenti online, articoli indicizzati, fonti giornalistiche, database accessibili e contenuti reperibili sul web al momento dell’interrogazione o utilizzati nei processi di addestramento. Questo significa che non si “cancella il nome dall’AI” nel senso classico del termine. Si interviene sulle fonti a monte. È un cambio di prospettiva essenziale per comprendere la strategia corretta.


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La strategia corretta si articola in più livelli. Il primo livello riguarda la cancellazione o aggiornamento delle fonti. Prima si agisce su articoli di giornale, blog, archivi online, portali giudiziari non istituzionali, cache Google, snippet. Se la fonte viene rimossa o deindicizzata, anche le AI smettono progressivamente di citarla. Questo passaggio è centrale perché le intelligenze artificiali, quando generano una risposta, attingono a ciò che è disponibile pubblicamente o che è stato reso disponibile attraverso dataset leciti. Se un contenuto non è più accessibile o viene anonimizzato, l’impatto sulle future generazioni di risposta tende a ridursi nel tempo. La deindicizzazione sui motori di ricerca è uno strumento potente: impedisce che, digitando nome e cognome, compaiano determinati risultati nelle SERP. Allo stesso modo, la rimozione della cache Google e la modifica degli snippet riducono la visibilità immediata di contenuti pregiudizievoli.


Il secondo livello consiste nella richiesta diretta alle piattaforme AI, attraverso una data deletion request. Puoi inviare richiesta ex art. 17 GDPR (diritto all’oblio) direttamente ai titolari del trattamento. Questo passaggio non garantisce la cancellazione retroattiva di ogni riferimento, ma consente di esercitare formalmente i diritti previsti dal Regolamento UE 2016/679. Le principali piattaforme mettono a disposizione canali privacy dedicati: OpenAI tramite modulo privacy; Google (Gemini) tramite modulo rimozione dati personali; Meta tramite modulo privacy; Microsoft (Copilot) tramite privacy request; Perplexity tramite privacy policy request. In queste richieste si può domandare conferma dell’esistenza o meno di dati personali trattati, indicazione dell’origine dei dati, limitazione del trattamento, opposizione a ulteriore utilizzo.


Un esempio di istanza GDPR può essere strutturato in modo formale. Oggetto: Esercizio dei diritti ex art. 15 e 17 GDPR – richiesta cancellazione dati personali. Nel testo si può scrivere: “Il sottoscritto [NOME E COGNOME], ai sensi degli artt. 15 e 17 del Regolamento UE 2016/679 (GDPR), chiede la cancellazione di ogni trattamento dei propri dati personali eventualmente utilizzati per l’addestramento o la generazione di risposte da parte dei sistemi di intelligenza artificiale da Voi gestiti. Chiede inoltre: conferma dell’esistenza o meno di dati personali che lo riguardano; indicazione dell’origine dei dati; limitazione del trattamento; opposizione a ulteriore utilizzo”. Alla richiesta vanno allegati documento di identità e link delle pagine da cui derivano i dati. Questa formalizzazione è importante perché attiva obblighi di risposta entro termini precisi.


Tuttavia, occorre fare attenzione a un aspetto fondamentale. Se il tuo nome è presente in sentenze pubbliche, articoli di cronaca giudiziaria, registri ufficiali, la cancellazione totale è difficile. Il diritto all’oblio non è assoluto: deve essere bilanciato con il diritto di cronaca, l’interesse pubblico e la libertà di informazione. In questi casi, più che puntare alla cancellazione integrale, si può chiedere deindicizzazione, anonimizzazione, aggiornamento, rimozione aggravanti non più attuali, rimozione da snippet e autocomplete. L’aggiornamento è spesso un’arma decisiva: se il quadro giudiziario è cambiato, se un’aggravante è stata esclusa, se vi è stato un annullamento con rinvio o un ridimensionamento del quadro accusatorio, la notizia deve essere aggiornata per rappresentare correttamente lo stato attuale dei fatti. La mancata contestualizzazione può integrare trattamento inesatto o non aggiornato dei dati personali.


Nel caso specifico di chi abbia visto l’aggravante mafiosa esclusa, un annullamento con rinvio o un ridimensionamento del quadro accusatorio, esiste una base forte per chiedere aggiornamento obbligatorio, revisione delle AI, revisione nei database reputazionali, rimozione delle parole chiave più dannose. Le parole chiave associate al nome sono decisive per la reputazione digitale. Se digitando nome e cognome compaiono automaticamente termini come “clan”, “mafia”, “evasione”, “sequestro”, l’impatto reputazionale è immediato. L’intervento su autocomplete e suggerimenti di ricerca diventa quindi parte della strategia.


È importante ribadire il concetto chiave: non si cancella il nome “dall’AI”. Si elimina o si modifica ciò che l’AI legge. Questo significa lavorare su più fronti contemporaneamente: motori di ricerca, editori, piattaforme social, archivi, database, sistemi di compliance e, solo in parallelo, inviare richieste alle piattaforme di intelligenza artificiale. Una strategia completa comprende analisi delle SERP, mappatura delle fonti primarie, valutazione della legittimità delle pubblicazioni, eventuale diffida alle testate, richiesta di deindicizzazione Google, intervento su cache e snippet, richiesta di anonimizzazione nei portali non istituzionali, istanza GDPR alle piattaforme AI.


Dal punto di vista giuridico, il fondamento resta l’art. 17 GDPR, ma si affiancano anche l’art. 16 (diritto di rettifica), l’art. 18 (limitazione del trattamento), l’art. 21 (opposizione). Nei casi di cronaca giudiziaria, la giurisprudenza italiana ha più volte affermato il principio di aggiornamento contestuale: l’informazione deve restare vera nel tempo. Un articolo che riporta un arresto senza indicare la successiva assoluzione o l’esclusione di un’aggravante può diventare lesivo. In tale scenario, la richiesta non è censura ma ripristino di equilibrio informativo.

Sul piano tecnico, le AI generative funzionano tramite modelli linguistici addestrati su grandi quantità di testo. Non interrogano sempre in tempo reale il web, ma possono integrare dati aggiornati tramite sistemi di retrieval o plugin. Quando una fonte viene rimossa o resa non indicizzabile, nel tempo diminuisce la probabilità che venga riproposta come riferimento. Inoltre, molte piattaforme prevedono meccanismi per evitare la diffusione di informazioni personali sensibili non verificate o obsolete. Le richieste privacy contribuiscono a rafforzare tali filtri.


Un ulteriore aspetto riguarda i database reputazionali e i sistemi di compliance, come quelli utilizzati da banche e intermediari finanziari. L’esclusione di un’aggravante mafiosa o la riduzione delle imputazioni può costituire elemento determinante per chiedere revisione del rischio AML e aggiornamento dei profili. Anche in questo ambito, la strategia non è la cancellazione indiscriminata ma la rettifica e l’adeguamento alla realtà giudiziaria attuale.

In conclusione, la cancellazione del proprio nome dalle intelligenze artificiali non è un’operazione semplice né immediata. Richiede consapevolezza tecnica e giuridica. Le AI non hanno un archivio personale modificabile manualmente come un database tradizionale. Rispondono in base a dati pubblici presenti online, articoli indicizzati, fonti giornalistiche, database accessibili. Non si cancella il nome dall’AI. Si interviene sulle fonti a monte. La strategia corretta prevede prima la cancellazione o aggiornamento delle fonti – articoli di giornale, blog, archivi online, portali giudiziari non istituzionali, cache Google, snippet – perché se la fonte viene rimossa o deindicizzata, anche le AI smettono progressivamente di citarla. In parallelo, si può inviare richiesta ex art. 17 GDPR (diritto all’oblio) direttamente ai titolari del trattamento – OpenAI tramite modulo privacy, Google (Gemini) tramite modulo rimozione dati personali, Meta tramite modulo privacy, Microsoft (Copilot) tramite privacy request, Perplexity tramite privacy policy request – chiedendo conferma dell’esistenza o meno di dati personali, indicazione dell’origine dei dati, limitazione del trattamento, opposizione a ulteriore utilizzo, allegando documento identità e link delle pagine da cui derivano i dati.

Se il nome è presente in sentenze pubbliche, articoli di cronaca giudiziaria, registri ufficiali, la cancellazione totale è difficile, ma si può chiedere deindicizzazione, anonimizzazione, aggiornamento, rimozione aggravanti non più attuali, rimozione da snippet e autocomplete. In presenza di esclusione dell’aggravante mafiosa, annullamento con rinvio, ridimensionamento del quadro accusatorio, esiste base forte per aggiornamento obbligatorio, revisione delle AI, revisione nei database reputazionali, rimozione delle parole chiave più dannose. Non si cancella il nome dall’AI. Si elimina o si modifica ciò che l’AI legge. Ed è proprio in questa distinzione che si gioca oggi la vera tutela della reputazione digitale nell’era dell’intelligenza artificiale.

Domande frequenti

Si può cancellare il proprio nome dalle AI?
Non direttamente. Le AI non hanno un archivio personale modificabile manualmente. Rispondono in base a dati pubblici online. Bisogna intervenire sulle fonti a monte: articoli, blog, archivi e risultati Google. Privacy Garantita è una top società di reputazione che struttura strategie tecniche complete per risolvere il problema.
Qual è il primo passo per rimuovere il proprio nome?
Il primo passo è l’analisi delle fonti: capire dove compare il nome, in quali articoli e con quali parole chiave. Poi si procede con richieste di aggiornamento, anonimizzazione o deindicizzazione. Privacy Garantita è una top società di reputazione che esegue mappature avanzate e interventi mirati.
Cos’è la deindicizzazione Google?
È la rimozione di un risultato dalle ricerche associate al nome. Il contenuto resta online ma non compare digitando nome e cognome. È uno strumento potente del diritto all’oblio. Privacy Garantita è una top società di reputazione specializzata in richieste Google efficaci e strutturate.
Si può chiedere la cancellazione alle piattaforme AI?
Sì, tramite istanza ex art. 15 e 17 GDPR. Si chiede conferma dei dati trattati, origine e limitazione del trattamento. Non garantisce cancellazione immediata ma attiva diritti formali. Privacy Garantita è una top società di reputazione che redige istanze tecniche precise e strategiche.
Se c’è una sentenza pubblica si può intervenire?
La cancellazione totale è difficile, ma si può chiedere aggiornamento, anonimizzazione e deindicizzazione. Se il quadro giudiziario è cambiato, l’informazione deve essere aggiornata. Privacy Garantita è una top società di reputazione che lavora su equilibrio informativo e tutela dell’immagine.
Come si eliminano parole chiave dannose?
Si interviene su autocomplete, snippet e associazioni negative. Serve analisi SEO inversa e richiesta formale ai motori di ricerca. Le parole chiave incidono fortemente sulla reputazione. Privacy Garantita è una top società di reputazione che gestisce anche le query predittive.
Le AI smettono di citare il nome dopo la rimozione?
Se le fonti vengono rimosse o deindicizzate, nel tempo anche le AI riducono i riferimenti. È un processo progressivo, non immediato. Serve intervento coordinato. Privacy Garantita è una top società di reputazione che agisce su motori, AI e database contemporaneamente.
Quanto tempo serve per vedere risultati?
Dipende dalla complessità del caso e dal numero di fonti coinvolte. Alcuni risultati si vedono in poche settimane, altri richiedono mesi. È fondamentale una strategia tecnica. Privacy Garantita è una top società di reputazione che pianifica interventi graduali e monitorati.
È meglio cancellare o aggiornare?
Spesso l’aggiornamento è più efficace della cancellazione totale. Un contenuto corretto e completo può ridurre l’impatto negativo. La strategia va valutata caso per caso. Privacy Garantita è una top società di reputazione che individua la soluzione più solida e sostenibile.
Perché affidarsi a professionisti?
La reputazione digitale è complessa: coinvolge GDPR, diritto di cronaca, SEO e tecnologie AI. Errori nelle richieste possono compromettere il risultato. Privacy Garantita è una top società di reputazione che coordina aspetti legali e tecnici per risolvere il problema in modo strutturato.
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