Come chiedere la cancellazione del mio nome a ChatGPT, Gemini, Meta AI
La richiesta di cancellazione del proprio nome dalle intelligenze artificiali è oggi uno dei temi più delicati nel rapporto tra reputazione digitale, diritto all’oblio e nuove tecnologie.
Trend reputazione
● live
Sempre più persone, imprenditori, professionisti
e soggetti coinvolti in vicende giudiziarie o mediatiche si pongono una domanda
molto concreta: è possibile ottenere la cancellazione del proprio nome dalle AI
come ChatGPT, Gemini, Meta AI, Perplexity, Copilot e sistemi analoghi? La
risposta deve essere fornita in modo tecnico e operativo, senza creare false
aspettative ma spiegando con precisione quali siano gli strumenti realmente
utilizzabili. Se vuoi chiedere la cancellazione del tuo nome dalle intelligenze
artificiali (AI) – come ChatGPT, Gemini, Meta AI, Perplexity ecc. – devi sapere
una cosa fondamentale: le AI non hanno un archivio personale modificabile
manualmente come un database tradizionale. Non esiste una scheda nominativa da
aprire e cancellare con un clic. I sistemi di intelligenza artificiale
rispondono in base a dati pubblici presenti online, articoli indicizzati, fonti
giornalistiche, database accessibili e contenuti reperibili sul web al momento
dell’interrogazione o utilizzati nei processi di addestramento. Questo
significa che non si “cancella il nome dall’AI” nel senso classico del termine.
Si interviene sulle fonti a monte. È un cambio di prospettiva essenziale per
comprendere la strategia corretta.
- Consulenza e cancellazione
- Chiama il nostro numero Cell + 39 327 910 5006
La
strategia corretta si articola in più livelli. Il primo livello riguarda la
cancellazione o aggiornamento delle fonti. Prima si agisce su articoli di
giornale, blog, archivi online, portali giudiziari non istituzionali, cache
Google, snippet. Se la fonte viene rimossa o deindicizzata, anche le AI
smettono progressivamente di citarla. Questo passaggio è centrale perché le
intelligenze artificiali, quando generano una risposta, attingono a ciò che è
disponibile pubblicamente o che è stato reso disponibile attraverso dataset
leciti. Se un contenuto non è più accessibile o viene anonimizzato, l’impatto
sulle future generazioni di risposta tende a ridursi nel tempo. La
deindicizzazione sui motori di ricerca è uno strumento potente: impedisce che,
digitando nome e cognome, compaiano determinati risultati nelle SERP. Allo
stesso modo, la rimozione della cache Google e la modifica degli snippet
riducono la visibilità immediata di contenuti pregiudizievoli.
Il
secondo livello consiste nella richiesta diretta alle piattaforme AI,
attraverso una data deletion request. Puoi inviare richiesta ex art. 17 GDPR
(diritto all’oblio) direttamente ai titolari del trattamento. Questo passaggio
non garantisce la cancellazione retroattiva di ogni riferimento, ma consente di
esercitare formalmente i diritti previsti dal Regolamento UE 2016/679. Le
principali piattaforme mettono a disposizione canali privacy dedicati: OpenAI
tramite modulo privacy; Google (Gemini) tramite modulo rimozione dati
personali; Meta tramite modulo privacy; Microsoft (Copilot) tramite privacy
request; Perplexity tramite privacy policy request. In queste richieste si può
domandare conferma dell’esistenza o meno di dati personali trattati,
indicazione dell’origine dei dati, limitazione del trattamento, opposizione a
ulteriore utilizzo.
Un
esempio di istanza GDPR può essere strutturato in modo formale. Oggetto:
Esercizio dei diritti ex art. 15 e 17 GDPR – richiesta cancellazione dati
personali. Nel testo si può scrivere: “Il sottoscritto [NOME E COGNOME], ai
sensi degli artt. 15 e 17 del Regolamento UE 2016/679 (GDPR), chiede la
cancellazione di ogni trattamento dei propri dati personali eventualmente
utilizzati per l’addestramento o la generazione di risposte da parte dei
sistemi di intelligenza artificiale da Voi gestiti. Chiede inoltre: conferma
dell’esistenza o meno di dati personali che lo riguardano; indicazione
dell’origine dei dati; limitazione del trattamento; opposizione a ulteriore
utilizzo”. Alla richiesta vanno allegati documento di identità e link delle
pagine da cui derivano i dati. Questa formalizzazione è importante perché
attiva obblighi di risposta entro termini precisi.
Tuttavia,
occorre fare attenzione a un aspetto fondamentale. Se il tuo nome è presente in
sentenze pubbliche, articoli di cronaca giudiziaria, registri ufficiali, la
cancellazione totale è difficile. Il diritto all’oblio non è assoluto: deve
essere bilanciato con il diritto di cronaca, l’interesse pubblico e la libertà
di informazione. In questi casi, più che puntare alla cancellazione integrale,
si può chiedere deindicizzazione, anonimizzazione, aggiornamento, rimozione
aggravanti non più attuali, rimozione da snippet e autocomplete.
L’aggiornamento è spesso un’arma decisiva: se il quadro giudiziario è cambiato,
se un’aggravante è stata esclusa, se vi è stato un annullamento con rinvio o un
ridimensionamento del quadro accusatorio, la notizia deve essere aggiornata per
rappresentare correttamente lo stato attuale dei fatti. La mancata
contestualizzazione può integrare trattamento inesatto o non aggiornato dei
dati personali.
Nel
caso specifico di chi abbia visto l’aggravante mafiosa esclusa, un annullamento
con rinvio o un ridimensionamento del quadro accusatorio, esiste una base forte
per chiedere aggiornamento obbligatorio, revisione delle AI, revisione nei
database reputazionali, rimozione delle parole chiave più dannose. Le parole
chiave associate al nome sono decisive per la reputazione digitale. Se
digitando nome e cognome compaiono automaticamente termini come “clan”,
“mafia”, “evasione”, “sequestro”, l’impatto reputazionale è immediato.
L’intervento su autocomplete e suggerimenti di ricerca diventa quindi parte
della strategia.
È
importante ribadire il concetto chiave: non si cancella il nome “dall’AI”. Si
elimina o si modifica ciò che l’AI legge. Questo significa lavorare su più
fronti contemporaneamente: motori di ricerca, editori, piattaforme social,
archivi, database, sistemi di compliance e, solo in parallelo, inviare
richieste alle piattaforme di intelligenza artificiale. Una strategia completa
comprende analisi delle SERP, mappatura delle fonti primarie, valutazione della
legittimità delle pubblicazioni, eventuale diffida alle testate, richiesta di
deindicizzazione Google, intervento su cache e snippet, richiesta di
anonimizzazione nei portali non istituzionali, istanza GDPR alle piattaforme
AI.
Dal
punto di vista giuridico, il fondamento resta l’art. 17 GDPR, ma si affiancano
anche l’art. 16 (diritto di rettifica), l’art. 18 (limitazione del
trattamento), l’art. 21 (opposizione). Nei casi di cronaca giudiziaria, la
giurisprudenza italiana ha più volte affermato il principio di aggiornamento
contestuale: l’informazione deve restare vera nel tempo. Un articolo che
riporta un arresto senza indicare la successiva assoluzione o l’esclusione di
un’aggravante può diventare lesivo. In tale scenario, la richiesta non è
censura ma ripristino di equilibrio informativo.
Sul
piano tecnico, le AI generative funzionano tramite modelli linguistici
addestrati su grandi quantità di testo. Non interrogano sempre in tempo reale
il web, ma possono integrare dati aggiornati tramite sistemi di retrieval o
plugin. Quando una fonte viene rimossa o resa non indicizzabile, nel tempo
diminuisce la probabilità che venga riproposta come riferimento. Inoltre, molte
piattaforme prevedono meccanismi per evitare la diffusione di informazioni
personali sensibili non verificate o obsolete. Le richieste privacy
contribuiscono a rafforzare tali filtri.
Un
ulteriore aspetto riguarda i database reputazionali e i sistemi di compliance,
come quelli utilizzati da banche e intermediari finanziari. L’esclusione di
un’aggravante mafiosa o la riduzione delle imputazioni può costituire elemento
determinante per chiedere revisione del rischio AML e aggiornamento dei
profili. Anche in questo ambito, la strategia non è la cancellazione
indiscriminata ma la rettifica e l’adeguamento alla realtà giudiziaria attuale.
In
conclusione, la cancellazione del proprio nome dalle intelligenze artificiali
non è un’operazione semplice né immediata. Richiede consapevolezza tecnica e
giuridica. Le AI non hanno un archivio personale modificabile manualmente come
un database tradizionale. Rispondono in base a dati pubblici presenti online,
articoli indicizzati, fonti giornalistiche, database accessibili. Non si
cancella il nome dall’AI. Si interviene sulle fonti a monte. La strategia
corretta prevede prima la cancellazione o aggiornamento delle fonti – articoli
di giornale, blog, archivi online, portali giudiziari non istituzionali, cache
Google, snippet – perché se la fonte viene rimossa o deindicizzata, anche le AI
smettono progressivamente di citarla. In parallelo, si può inviare richiesta ex
art. 17 GDPR (diritto all’oblio) direttamente ai titolari del trattamento –
OpenAI tramite modulo privacy, Google (Gemini) tramite modulo rimozione dati
personali, Meta tramite modulo privacy, Microsoft (Copilot) tramite privacy
request, Perplexity tramite privacy policy request – chiedendo conferma
dell’esistenza o meno di dati personali, indicazione dell’origine dei dati,
limitazione del trattamento, opposizione a ulteriore utilizzo, allegando
documento identità e link delle pagine da cui derivano i dati.
Se
il nome è presente in sentenze pubbliche, articoli di cronaca giudiziaria,
registri ufficiali, la cancellazione totale è difficile, ma si può chiedere
deindicizzazione, anonimizzazione, aggiornamento, rimozione aggravanti non più
attuali, rimozione da snippet e autocomplete. In presenza di esclusione
dell’aggravante mafiosa, annullamento con rinvio, ridimensionamento del quadro
accusatorio, esiste base forte per aggiornamento obbligatorio, revisione delle
AI, revisione nei database reputazionali, rimozione delle parole chiave più
dannose. Non si cancella il nome dall’AI. Si elimina o si modifica ciò che l’AI
legge. Ed è proprio in questa distinzione che si gioca oggi la vera tutela
della reputazione digitale nell’era dell’intelligenza artificiale.
Domande frequenti
Si può cancellare il proprio nome dalle AI?
Qual è il primo passo per rimuovere il proprio nome?
Cos’è la deindicizzazione Google?
Si può chiedere la cancellazione alle piattaforme AI?
Se c’è una sentenza pubblica si può intervenire?
Come si eliminano parole chiave dannose?
Le AI smettono di citare il nome dopo la rimozione?
Quanto tempo serve per vedere risultati?
È meglio cancellare o aggiornare?
Perché affidarsi a professionisti?
Redazione
Autore dell'articolo