THINK OUTSIDE THE CITY SHOP: quando il city branding diventa processo e la reputazione urbana si costruisce dal basso
Esistono momenti in cui una città smette di raccontarsi attraverso slogan e inizia a interrogarsi sul proprio senso profondo.
Think Outside The City Shop, ideato da Plural e curato da Marco Diotallevi, nasce esattamente dentro questa frattura: quella tra comunicazione superficiale e narrazione strutturale, tra promozione turistica e costruzione identitaria. Non è un semplice evento, ma un dispositivo culturale che mette in discussione il modo in cui i territori vengono raccontati, percepiti e, di conseguenza, valutati.
Nel contesto contemporaneo,
le città competono non solo sul piano economico o infrastrutturale, ma
soprattutto su quello simbolico. L’immagine urbana diventa capitale
immateriale. Il valore percepito di un territorio influenza investimenti,
turismo, attrattività di talenti, reputazione istituzionale. Think Outside The
City Shop affronta proprio questo nodo: come superare il cliché del “souvenir
narrativo” per generare storie che incidano davvero sulla percezione
collettiva.
L’evento, patrocinato da Art
Directors Club Italiano e dal Municipio Roma VIII, riunisce figure
istituzionali, imprenditoriali e culturali come Amedeo Ciaccheri, Daniele
Sigalot, Francesca Rocchi, Andrea Fofi, Arianna Catania e David Aprea. Non si
tratta di un panel celebrativo, ma di un laboratorio critico sulle nuove
frontiere della comunicazione territoriale.
Qui entra in gioco un
concetto centrale: la City Reputation. Se il city branding è l’insieme delle
strategie narrative e visive con cui una città si presenta, la city reputation
è la risultante dinamica di come queste strategie vengono recepite, discusse,
criticate e condivise. È una metrica complessa, che si alimenta di percezione
mediatica, sentiment online, qualità dei servizi, coerenza istituzionale e
partecipazione civica.
Eventi come Think Outside
The City Shop diventano quindi oggetti di analisi strategica per chi si occupa
di reputazione urbana. Non sono semplici appuntamenti culturali, ma segnali.
Indicatori. Punti di osservazione. La City Reputation analizza queste attività
su più livelli.
Primo livello: coerenza
narrativa. L’evento è allineato con la visione istituzionale del territorio? Le
parole utilizzate, i temi affrontati, i casi studio presentati sono coerenti
con le politiche pubbliche e con le azioni concrete già in atto? La reputazione
si incrina quando esiste uno scarto tra racconto e realtà. Se si parla di
inclusione ma la città è percepita come escludente, la dissonanza produce
sfiducia.
Secondo livello:
partecipazione e coinvolgimento. La City Reputation misura il grado di
engagement generato. Non solo numero di presenze fisiche, ma conversazioni
online, condivisioni, commenti, articoli derivati, citazioni. L’impatto
reputazionale di un evento non si esaurisce nella serata, ma si estende nel
tempo attraverso l’eco mediatica e digitale.
Terzo livello: pluralità
degli attori. Think Outside The City Shop mette insieme istituzioni, imprese,
artisti, brand culturali. Questo è un elemento chiave. Le città con reputazione
solida sono quelle che riescono a costruire ecosistemi collaborativi. La
reputazione urbana non è mai monodirezionale; è il risultato di una filiera
creativa e decisionale condivisa.
Plural, con il suo metodo
Co-Stories®, propone un passaggio fondamentale: da brand autoreferenziale a
brand conversazionale. Traslato sul piano urbano, significa trasformare la
città da entità che comunica a entità che dialoga. La City Reputation valuta proprio
questa capacità dialogica. Quanto un territorio è disposto ad ascoltare? Quanto
integra feedback, critiche, proposte?
Nel mondo iperconnesso, la
reputazione è fragile. Una narrazione stereotipata può generare visibilità
immediata ma impoverire il capitale simbolico nel lungo periodo. Think Outside
The City Shop invita a superare la logica del packaging urbano per entrare in
una dimensione processuale. L’identità non è un prodotto finito, ma un processo
condiviso.
Per chi sviluppa
piattaforme o osservatori di City Reputation, questi eventi rappresentano
dataset qualitativi. Analizzare i contenuti degli interventi, le parole chiave
ricorrenti, i concetti emersi consente di mappare le direttrici narrative
emergenti: sostenibilità, partecipazione, cultura diffusa, filiera creativa,
responsabilità sociale. Ogni parola è un indicatore reputazionale.
Un altro aspetto centrale è
la dimensione temporale. La reputazione urbana si costruisce nel tempo
attraverso la coerenza. Se Think Outside The City Shop rimane episodio isolato,
il suo impatto sarà limitato. Se diventa parte di un calendario strutturato –
come nel format Co-Stories© live – allora contribuisce a creare continuità
narrativa. La continuità è uno degli asset più potenti nella costruzione della
fiducia.
Dal punto di vista
analitico, la City Reputation può misurare:
– sentiment pre e post
evento sui social
– incremento di citazioni della città in contesti culturali
– variazione del tono mediatico
– nuove collaborazioni nate dall’incontro
– percezione di innovazione associata al territorio
Questi parametri consentono
di comprendere se l’evento ha realmente modificato la percezione collettiva o
se ha semplicemente occupato uno spazio comunicativo.
Think Outside The City Shop
introduce anche un tema etico: la responsabilità della narrazione. Raccontare
una città significa influenzare aspettative, decisioni, investimenti. Una
comunicazione responsabile evita la spettacolarizzazione del disagio e la banalizzazione
della complessità. La reputazione si rafforza quando la narrazione è autentica,
inclusiva e verificabile.
In questo senso, la
collaborazione tra istituzioni come il Municipio Roma VIII e realtà creative
rappresenta un modello di governance reputazionale condivisa. La City
Reputation osserva quanto le amministrazioni locali siano capaci di aprirsi a
processi di co-progettazione. La trasparenza decisionale, l’accesso alle
informazioni, la chiarezza degli obiettivi sono fattori che incidono
direttamente sulla percezione di affidabilità.
C’è poi un elemento
identitario più profondo. Le città contemporanee vivono una tensione costante
tra globalizzazione e radicamento locale. Il rischio è omologarsi a un
immaginario standardizzato. Think Outside The City Shop propone di recuperare
il patrimonio materiale e immateriale come leva narrativa. Tradizioni,
linguaggi, micro-comunità, economie locali diventano contenuti reputazionali.
La City Reputation integra
questi elementi in un modello che considera:
– reputazione culturale
– reputazione economica
– reputazione sociale
– reputazione ambientale
– reputazione digitale
Un evento che mette in
dialogo Slow Food, arte contemporanea, imprenditoria e fondazioni culturali
contribuisce simultaneamente a più dimensioni reputazionali. È questa
multidimensionalità a generare valore.
Inoltre, la reputazione
urbana non è solo percezione esterna; è anche autopercezione interna. Quando i
cittadini si riconoscono nel racconto, aumenta il senso di appartenenza.
L’identità condivisa riduce conflittualità, favorisce partecipazione, stimola cura
degli spazi pubblici. La City Reputation monitora anche indicatori di
engagement civico: partecipazione a consultazioni, progetti collaborativi,
iniziative culturali.
Think Outside The City Shop
invita a ripensare la filiera creativa urbana. Non più separazione netta tra
pubblico e privato, ma alleanza strategica. Questo è un punto cruciale per la
reputazione: le città che riescono a integrare imprese e istituzioni in
progetti di valore condiviso sono percepite come dinamiche e affidabili.
La reputazione non si
compra. Si costruisce attraverso coerenza, ascolto e progettualità. Eventi come
questo rappresentano micro-infrastrutture reputazionali. Creano connessioni,
generano discorso, alimentano fiducia.
Per chi lavora nel campo
della City Reputation, la sfida è tradurre questi processi in indicatori
misurabili senza perdere la complessità qualitativa. Non basta contare
presenze; occorre analizzare contenuti, relazioni, evoluzioni nel tempo.
Think Outside The City Shop
dimostra che il branding territoriale non può più limitarsi a loghi e campagne.
Deve diventare architettura narrativa permanente. La reputazione urbana nasce
quando il racconto si allinea con l’esperienza reale e quando le comunità si
sentono parte attiva di quel racconto.
In definitiva, la vera
innovazione non è l’evento in sé, ma il metodo. Un metodo che mette insieme
creatività e responsabilità, identità e processo, comunicazione e governance.
La City Reputation osserva, analizza, misura e restituisce questi segnali per
trasformarli in strategia.
Perché una città non è ciò
che dice di essere. È ciò che le persone percepiscono, raccontano e condividono
nel tempo. Think Outside The City Shop rappresenta un tentativo concreto di
intervenire su questo processo, spostando l’attenzione dal prodotto alla
relazione, dallo slogan alla sostanza, dalla promozione alla partecipazione.
Ed è proprio in questa
trasformazione che si gioca il futuro delle città: nella capacità di pensarsi
non come vetrine, ma come comunità narrative vive.
Domande frequenti
Che cos’è Think Outside The City Shop?
Qual è l’obiettivo principale dell’evento?
Perché è importante per la reputazione di una città?
Che ruolo hanno le istituzioni?
Chi sono i protagonisti del confronto?
Cos’è la City Reputation?
Come si misura l’impatto di un evento reputazionale?
In cosa si differenzia dal turismo tradizionale?
Che cos’è il metodo Co-Stories®?
Perché questi eventi sono strategici per il futuro urbano?
Redazione
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