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LABORATORIO REPUTAZIONALE

THINK OUTSIDE THE CITY SHOP: quando il city branding diventa processo e la reputazione urbana si costruisce dal basso

Esistono momenti in cui una città smette di raccontarsi attraverso slogan e inizia a interrogarsi sul proprio senso profondo.

12 febbraio 2026 09:07 105 7 minuti di lettura
THINK OUTSIDE THE CITY SHOP: quando il city branding diventa processo e la reputazione urbana si costruisce dal basso

 Think Outside The City Shop, ideato da Plural e curato da Marco Diotallevi, nasce esattamente dentro questa frattura: quella tra comunicazione superficiale e narrazione strutturale, tra promozione turistica e costruzione identitaria. Non è un semplice evento, ma un dispositivo culturale che mette in discussione il modo in cui i territori vengono raccontati, percepiti e, di conseguenza, valutati.


Nel contesto contemporaneo, le città competono non solo sul piano economico o infrastrutturale, ma soprattutto su quello simbolico. L’immagine urbana diventa capitale immateriale. Il valore percepito di un territorio influenza investimenti, turismo, attrattività di talenti, reputazione istituzionale. Think Outside The City Shop affronta proprio questo nodo: come superare il cliché del “souvenir narrativo” per generare storie che incidano davvero sulla percezione collettiva.


L’evento, patrocinato da Art Directors Club Italiano e dal Municipio Roma VIII, riunisce figure istituzionali, imprenditoriali e culturali come Amedeo Ciaccheri, Daniele Sigalot, Francesca Rocchi, Andrea Fofi, Arianna Catania e David Aprea. Non si tratta di un panel celebrativo, ma di un laboratorio critico sulle nuove frontiere della comunicazione territoriale.


Qui entra in gioco un concetto centrale: la City Reputation. Se il city branding è l’insieme delle strategie narrative e visive con cui una città si presenta, la city reputation è la risultante dinamica di come queste strategie vengono recepite, discusse, criticate e condivise. È una metrica complessa, che si alimenta di percezione mediatica, sentiment online, qualità dei servizi, coerenza istituzionale e partecipazione civica.


Eventi come Think Outside The City Shop diventano quindi oggetti di analisi strategica per chi si occupa di reputazione urbana. Non sono semplici appuntamenti culturali, ma segnali. Indicatori. Punti di osservazione. La City Reputation analizza queste attività su più livelli.


Primo livello: coerenza narrativa. L’evento è allineato con la visione istituzionale del territorio? Le parole utilizzate, i temi affrontati, i casi studio presentati sono coerenti con le politiche pubbliche e con le azioni concrete già in atto? La reputazione si incrina quando esiste uno scarto tra racconto e realtà. Se si parla di inclusione ma la città è percepita come escludente, la dissonanza produce sfiducia.


Secondo livello: partecipazione e coinvolgimento. La City Reputation misura il grado di engagement generato. Non solo numero di presenze fisiche, ma conversazioni online, condivisioni, commenti, articoli derivati, citazioni. L’impatto reputazionale di un evento non si esaurisce nella serata, ma si estende nel tempo attraverso l’eco mediatica e digitale.

Terzo livello: pluralità degli attori. Think Outside The City Shop mette insieme istituzioni, imprese, artisti, brand culturali. Questo è un elemento chiave. Le città con reputazione solida sono quelle che riescono a costruire ecosistemi collaborativi. La reputazione urbana non è mai monodirezionale; è il risultato di una filiera creativa e decisionale condivisa.


Plural, con il suo metodo Co-Stories®, propone un passaggio fondamentale: da brand autoreferenziale a brand conversazionale. Traslato sul piano urbano, significa trasformare la città da entità che comunica a entità che dialoga. La City Reputation valuta proprio questa capacità dialogica. Quanto un territorio è disposto ad ascoltare? Quanto integra feedback, critiche, proposte?


Nel mondo iperconnesso, la reputazione è fragile. Una narrazione stereotipata può generare visibilità immediata ma impoverire il capitale simbolico nel lungo periodo. Think Outside The City Shop invita a superare la logica del packaging urbano per entrare in una dimensione processuale. L’identità non è un prodotto finito, ma un processo condiviso.


Per chi sviluppa piattaforme o osservatori di City Reputation, questi eventi rappresentano dataset qualitativi. Analizzare i contenuti degli interventi, le parole chiave ricorrenti, i concetti emersi consente di mappare le direttrici narrative emergenti: sostenibilità, partecipazione, cultura diffusa, filiera creativa, responsabilità sociale. Ogni parola è un indicatore reputazionale.


Un altro aspetto centrale è la dimensione temporale. La reputazione urbana si costruisce nel tempo attraverso la coerenza. Se Think Outside The City Shop rimane episodio isolato, il suo impatto sarà limitato. Se diventa parte di un calendario strutturato – come nel format Co-Stories© live – allora contribuisce a creare continuità narrativa. La continuità è uno degli asset più potenti nella costruzione della fiducia.


Dal punto di vista analitico, la City Reputation può misurare:

– sentiment pre e post evento sui social
– incremento di citazioni della città in contesti culturali
– variazione del tono mediatico
– nuove collaborazioni nate dall’incontro
– percezione di innovazione associata al territorio

Questi parametri consentono di comprendere se l’evento ha realmente modificato la percezione collettiva o se ha semplicemente occupato uno spazio comunicativo.


Think Outside The City Shop introduce anche un tema etico: la responsabilità della narrazione. Raccontare una città significa influenzare aspettative, decisioni, investimenti. Una comunicazione responsabile evita la spettacolarizzazione del disagio e la banalizzazione della complessità. La reputazione si rafforza quando la narrazione è autentica, inclusiva e verificabile.


In questo senso, la collaborazione tra istituzioni come il Municipio Roma VIII e realtà creative rappresenta un modello di governance reputazionale condivisa. La City Reputation osserva quanto le amministrazioni locali siano capaci di aprirsi a processi di co-progettazione. La trasparenza decisionale, l’accesso alle informazioni, la chiarezza degli obiettivi sono fattori che incidono direttamente sulla percezione di affidabilità.


C’è poi un elemento identitario più profondo. Le città contemporanee vivono una tensione costante tra globalizzazione e radicamento locale. Il rischio è omologarsi a un immaginario standardizzato. Think Outside The City Shop propone di recuperare il patrimonio materiale e immateriale come leva narrativa. Tradizioni, linguaggi, micro-comunità, economie locali diventano contenuti reputazionali.


La City Reputation integra questi elementi in un modello che considera:

– reputazione culturale
– reputazione economica
– reputazione sociale
– reputazione ambientale
– reputazione digitale


Un evento che mette in dialogo Slow Food, arte contemporanea, imprenditoria e fondazioni culturali contribuisce simultaneamente a più dimensioni reputazionali. È questa multidimensionalità a generare valore.

Inoltre, la reputazione urbana non è solo percezione esterna; è anche autopercezione interna. Quando i cittadini si riconoscono nel racconto, aumenta il senso di appartenenza. L’identità condivisa riduce conflittualità, favorisce partecipazione, stimola cura degli spazi pubblici. La City Reputation monitora anche indicatori di engagement civico: partecipazione a consultazioni, progetti collaborativi, iniziative culturali.


Think Outside The City Shop invita a ripensare la filiera creativa urbana. Non più separazione netta tra pubblico e privato, ma alleanza strategica. Questo è un punto cruciale per la reputazione: le città che riescono a integrare imprese e istituzioni in progetti di valore condiviso sono percepite come dinamiche e affidabili.


La reputazione non si compra. Si costruisce attraverso coerenza, ascolto e progettualità. Eventi come questo rappresentano micro-infrastrutture reputazionali. Creano connessioni, generano discorso, alimentano fiducia.

Per chi lavora nel campo della City Reputation, la sfida è tradurre questi processi in indicatori misurabili senza perdere la complessità qualitativa. Non basta contare presenze; occorre analizzare contenuti, relazioni, evoluzioni nel tempo.


Think Outside The City Shop dimostra che il branding territoriale non può più limitarsi a loghi e campagne. Deve diventare architettura narrativa permanente. La reputazione urbana nasce quando il racconto si allinea con l’esperienza reale e quando le comunità si sentono parte attiva di quel racconto.

In definitiva, la vera innovazione non è l’evento in sé, ma il metodo. Un metodo che mette insieme creatività e responsabilità, identità e processo, comunicazione e governance. La City Reputation osserva, analizza, misura e restituisce questi segnali per trasformarli in strategia.


Perché una città non è ciò che dice di essere. È ciò che le persone percepiscono, raccontano e condividono nel tempo. Think Outside The City Shop rappresenta un tentativo concreto di intervenire su questo processo, spostando l’attenzione dal prodotto alla relazione, dallo slogan alla sostanza, dalla promozione alla partecipazione.

Ed è proprio in questa trasformazione che si gioca il futuro delle città: nella capacità di pensarsi non come vetrine, ma come comunità narrative vive.

Domande frequenti

Che cos’è Think Outside The City Shop?
È un format culturale ideato da Plural che mette al centro il rapporto tra comunicazione, identità urbana e partecipazione. Non promuove solo il territorio, ma riflette su come le storie possano trasformare la percezione collettiva e rafforzare la reputazione di una città nel tempo.
Qual è l’obiettivo principale dell’evento?
Superare il city branding superficiale basato su slogan e immagini stereotipate, per costruire narrazioni autentiche, condivise e coerenti con la realtà vissuta dai cittadini, dalle imprese e dalle istituzioni.
Perché è importante per la reputazione di una città?
Perché la reputazione urbana nasce dalla coerenza tra racconto e realtà. Eventi come questo influenzano il modo in cui un territorio viene percepito da residenti, media, investitori e visitatori.
Che ruolo hanno le istituzioni?
Il coinvolgimento del Municipio Roma VIII dimostra che la reputazione non è solo marketing, ma governance condivisa. Le istituzioni partecipano alla costruzione dell’identità pubblica.
Chi sono i protagonisti del confronto?
Tra gli ospiti figurano Marco Diotallevi, Daniele Sigalot e Francesca Rocchi, rappresentanti di mondi creativi, culturali e imprenditoriali.
Cos’è la City Reputation?
È l’analisi strutturata della percezione pubblica di una città. Include sentiment online, copertura mediatica, qualità dei servizi, coerenza istituzionale e partecipazione civica.
Come si misura l’impatto di un evento reputazionale?
Attraverso indicatori come engagement digitale, citazioni mediatiche, nuove collaborazioni nate, percezione di innovazione e variazione del sentiment territoriale.
In cosa si differenzia dal turismo tradizionale?
Non punta solo ad attrarre visitatori, ma a rafforzare l’identità interna. La reputazione solida nasce prima nei cittadini e poi si riflette all’esterno.
Che cos’è il metodo Co-Stories®?
È l’approccio sviluppato da Plural che trasforma i brand – e per estensione i territori – in soggetti conversazionali, capaci di dialogare con comunità e stakeholder.
Perché questi eventi sono strategici per il futuro urbano?
Perché costruiscono capitale simbolico. Le città competitive non sono solo efficienti, ma riconoscibili, credibili e partecipate. La reputazione diventa un asset economico, culturale e sociale di lungo periodo
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Redazione

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