Cucina italiana UNESCO: ad Anagni torna il Medioevo a tavola

Nelle ore del Gran Banchetto di Bonifacio VIII arriva l’UNESCO: ad Anagni progetto tra ricerca storica, formazione chef e cucina medievale-rinascimentale.

15 dicembre 2025 21:24 118
Cucina italiana UNESCO: ad Anagni torna il Medioevo a tavola
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Mentre la cucina italiana viene ufficialmente iscritta nel Patrimonio Immateriale dell’Umanità, Anagni — la storica Città dei Papi — diventa teatro di una rievocazione colta e contemporanea: la Chaîne des Rôtisseurs Toscana Francigena presenta “Gloria et Convivium – L’Anno Santo di Bonifacio VIII”, un evento che intreccia storia, studio, alta cucina e formazione.

La coincidenza temporale assume un valore simbolico evidente: nel momento in cui l’Italia celebra il riconoscimento mondiale della propria identità gastronomica, Anagni ripropone, con ricostruzione filologica, il più grande banchetto storico della sua epoca contemporanea, basato sulle fonti del XIII secolo.

Tradizione, ricerca, futuro: l’impianto del progetto

Ideato e promosso dal Bailliage Regionale Toscana Francigena della Chaîne des Rôtisseurs Italia, l’iniziativa si inserisce nella missione della più antica confraternita enogastronomica (fondata nel 1248): tutelare la storicità del piatto, riscoprendo ricette e rituali del passato in un’ottica di autentica antropologia della tavola. L’obiettivo, più ampio, è trasmettere alle nuove generazioni di chef e cuochi la cucina medievale e rinascimentale attraverso ricerca, workshop e riletture contemporanee delle tecniche antiche.

Un contributo determinante va riconosciuto alla Presidente (Balli) della Chaîne des Rôtisseurs Toscana Francigena, Giovanna Elettra Livreri — avvocato e appassionata studiosa e ricercatrice di archeologia gastronomica — impegnata da anni nello studio di ricette, cerimoniali e simboli delle tavole papali e delle corti del Medioevo e del Rinascimento, insieme alla Consigliera Manuela Fraioli, co-ideatrice del progetto.

Il Gran Banchetto: un ponte tra secoli e linguaggi

Cuore dell’evento è stato il Gran Banchetto alla Corte di Bonifacio VIII, affidato allo chef Valter Fargnoli. Nella cornice della Sala della Ragione, lo chef ha proposto otto portate di un menù progettato dalla consigliera gastronomica della Chaîne Francigena Silvia Biagioni, su indicazioni della prof.ssa June De Schino (anch’essa Dama de la Chaîne), ispirandosi integralmente ai manoscritti del XIII secolo, tra cui il celebre Liber de Coquina.

«Questa non è una semplice cena: è arte edibile», afferma Giovanna Elettra Livreri. «Questa cena-evento è un capolavoro filologico-sensoriale, ispirato ai manoscritti del XIII secolo, come il Liber de Coquina, che riportano in vita la mensa papale». E ribadisce: «Questo evento, nell’Anno Santo 2025, è una dichiarazione della Chaîne per custodire la memoria gastronomica del Medioevo, offrendo un convivio che restituisce al pubblico un frammento di storia e un modo adeguato di stare insieme. Ricerchiamo ingredienti, tecniche, simbologie: il Medioevo non è solo un’epoca, è un linguaggio gastronomico che può parlare al mondo moderno». Quindi aggiunge: «La tavola è il luogo dove l’identità prende forma. L’evento non è soltanto rievocazione, ma anche formazione: il progetto prevede un percorso dedicato ai giovani chef, perché possano studiare Medioevo e Rinascimento come epoche culinarie ricchissime. La sfida è trasformare questa conoscenza in ispirazione contemporanea. Senza radici non c’è innovazione».

A sottolineare la portata simbolica della coincidenza interviene Manuela Fraioli, anch’essa nativa del territorio: «L’iscrizione della cucina italiana nel Patrimonio Immateriale dell’Umanità è coincisa con il vostro evento ad Anagni: è una coincidenza simbolica. “Gloria et Convivium” nasce per valorizzare la nostra storia culinaria, ricordando che la cucina italiana non è solo ricette: è un sistema culturale, un archivio di gesti, saperi e rituali. E mentre l’Italia viene riconosciuta come patrimonio dell’umanità, noi celebriamo uno dei momenti più alti dell’alta gastronomia medievale». E aggiunge: «La Chaîne des Rôtisseurs ha scelto la Città dei Papi — con almeno tremila anni di storia — perché Anagni è la cornice ideale: città di papi e crocevia della Via Francigena, luogo dove Bonifacio VIII concepiva la tavola come spazio di diplomazia e amava l’oca, emblema anche della Chaîne. Anagni è, così, la capitale del gusto medievale papalino del suo più illustre figlio, Benedetto Caetani, nato nel 1235 e divenuto Papa Bonifacio VIII. La Chaîne condivide con lui non solo l’epoca, ma l’idea della tavola come luogo di cultura: fondata nel 1248 da re Luigi IX di Francia, fu legata anche al fatto che Bonifacio VIII lo canonizzò nel 1299. Il progetto è stato sostenuto con entusiasmo sin dalle prime battute dal Sindaco di Anagni, Daniele Natalia, anche lui avvocato e profondamente legato al patrimonio storico e culturale della città».

Musica, convegno, convivio

Il pomeriggio del 6 dicembre si è aperto in Cattedrale con un percorso sonoro tra musiche sacre e canti gregoriani, affidato al Coro Polifonico diretto dal M° Luigi Ginesti, alla presenza del M° Alberto Veronesi (Chevalier della Chaîne Toscana Francigena) e della pianista Olga Zdorenko, figlia d’arte.

Poi, nella Sala della Ragione, un convegno storico sul ruolo politico di Anagni e sul primo Giubileo del 1300, moderato da Livreri. Sono intervenuti il Prof. Lorenzo Proscio, l’Arch. Carlo Vompi e il Prof. Giuseppe Nocca, esperto della cucina dei Caetani. Quindi, la scena è passata al banchetto.

Gusto e memoria, nella stessa narrazione

«Anagni è un archivio vivente», dichiara Livreri. «Qui i papi usavano la tavola come luogo di diplomazia. Oggi quel modo di intendere il convivio torna a essere rituale culturale, proprio mentre il mondo riconosce il valore della cucina italiana». E conclude: «UNESCO e Gran Banchetto raccontano la stessa storia: la cucina come identità, memoria, rito collettivo. Celebrarne uno medievale nelle stesse ore dell’iscrizione della cucina italiana nel patrimonio mondiale è un segno forte: la tradizione gastronomica non è nostalgia, ma cultura viva».

Accanto a lei, la consigliera gastronomica Silvia Biagioni e la responsabile territoriale Manuela Fraioli, indicata come prossima Presidente del nascente Bailliage Anagni-Fiuggi, chiamato a promuovere la cultura enogastronomica della Terra dei Papi.

Un centinaio di ospiti — tra membri della Chaîne, gourmet, studiosi e appassionati — ha preso parte al banchetto, arricchito dal tartufo della tenuta di Carpineta sui Monti Lepini (antico possedimento di Bonifacio VIII), somministrato ritualmente dal primo sommelier d’Italia Daniele Violoni, noto come The Lord of Truffle. In abbinamento, i vini della Cantina Conti Coletti, storicamente legata alla famiglia Caetani, e i liquori della storica azienda Sarandrea: il titolare Marco Sarandrea ha illustrato la ricerca archeogastronomica alla base dell’Hypoclas di memoria rinascimentale.

Conclusione

Ad Anagni, mentre il Medioevo tornava a parlare attraverso la tavola, l’Italia veniva proclamata patrimonio gastronomico dell’umanità. Un messaggio, forse, essenziale: la nostra cucina tradizionale è insieme storia, identità e futuro. Come ha ribadito il sindaco di Anagni nel corso della serata: «Il passato è il futuro della cucina italiana».

Redazione

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Giornalista e scrittore appassionato di politica, tecnologia e società. Racconta storie con chiarezza e attenzione ai dettagli.

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